19 Gennaio 2021, 09.13
Blog - Cartoline dalla Valle Sabbia

Il teatro dei colori

di Alfredo Bonomi

Oggi la "cartolina" di Alfredo Bonomi ci porta sulla Corna Blacca, scenario per certi versi surreale, cantato da artisti e poeti, ricordando un amico


In memoria di Gianluca Marca, recentemente scomparso,
che mi chiedeva spesso di poter approfondire la conoscenza delle Pertiche.


Le magiche forme della Corna Blacca, una variegata tavolozza naturale

Non solo la Corna Blacca è la regina delle montagne delle Pertiche, ma anche di gran parte della Valle Sabbia.
E’ il “nodo montano” dei territori degli ex Comuni di Avenone, Ono Degno e Presegno ed è anche la “montagna” di Collio Valtrompia, essendo meta assai frequentata per chi da Brescia sale in Alta Valle Trompia.

Mentre il versante verso Collio ha nette le caratteristiche di una vetta prealpina, quello verso Pertica Bassa invece si frastaglia in molti picchi che, visti a distanza, creano uno scenario tra i più belli della Valle.

Nella Corna Blacca trovano sintesi le valli del Degnone e dell’Abbioccolo e la sua frastagliata forma è un concentrato di sfumature coloristiche che variano a seconda delle stagioni e del tempo.
Vista dalla Cima Passello, sopra Belprato, la montagna mostra tutto il suo ruolo nel richiamare a sé e nel “liberare” poi le altre vette delle Pertiche che le fan corona.

Vista dal poggio del “Tormine”
di Ono Degno emana una nostalgica poesia e vista invece dalla piazzetta di Avenone s’impone completamente nella sua bellezza. In certe sere del tardo autunno non si resiste alla tentazione di rallentare con l’auto per godere la sua tavolozza di colori.
Predominano le tinte rosate rese però dagli ultimi raggi del sole così brillanti da sembrare quelle dei cristalli finemente lavorati da abili vetrai.

E’ certamente una meraviglia della natura e non lo è da meno anche nei tramonti invernali, quando il bianco della neve non copre tutto il brunito delle rocce, creando dei contrasti coloristici veramente rari, che ben si misurano con il cielo che ha tonalità preziose e trasparenti, così come quelle care ai grandi artisti fiamminghi del 1500.
Non per nulla i pittori Togni e Garosio erano “di casa” nella Pertica, proprio perché non potevano privarsi di un così raro spettacolo. Accanto a loro molti altri amanti della pittura hanno un legame particolare con la Corna Blacca.

Nella seconda metà del 1800, quando Collio V.T. era rinomata stazione climatica frequentata anche dall’alta borghesia, sull’onda della notorietà dell’on. Zanardelli legatissimo a Collio perché paese d’origine della sua famiglia, la Corna Blacca era meta di impegnative passeggiate, nonché oggetto di studio e di elogi poetici.
Don Giovanni Bruni, profondo studioso ed amante della montagna (1816 – 1880), proprio di Collio, ne descrive le peculiarità geologiche e la rarissima flora ospitata, nella montagna che veniva chiamata allora anche “Corna Bruni”.

Il dottor Bortolo Ghidinelli (1823 – 1894), nativo di Avenone, ne cantò in diverse rime, lette anche nell’Ateneo di Brescia, la bellezza.
Con il contributo di questi due studiosi la notorietà della montagna aumentò notevolmente. La seggiovia per la Pezzeda ha poi avvicinato la Corna Blacca al fondovalle dell’Alta Valle Trompia.

Per la Valle Sabbia è invece sempre stata una meta da raggiungere con impegnativi e suggestivi percorsi e, per questo, ancora più ambita dagli amanti della montagna.
Man mano si sale verso la cima l’orizzonte diventa sempre più vasto. Lo straordinario ventaglio panoramico spazia dai monti del lago d’Idro a quelli del lago di Garda, dalle dolcezze prealpine della Bassa Valle Sabbia alle cime triumpline.

Per godere di questo paesaggio che scalda l’animo e per ammirare il sorgere del sole dal punto più alto della Corna, era abitudine da parte dei giovani portarsi in vetta con una tappa intermedia presso le cascine del malghe di Pian del Bene o di Frondine.
Si partiva la sera precedente del giorno stabilito e, dopo aver dormito nel “mondo dei mandriani” si riprendeva prestissimo il cammino.

Carla Leali Baldo, ricordando i suoi soggiorni estivi nell’antica casa di famiglia di Livemmo, con l’eleganza del suo esprimersi, ha tratteggiato magnificamente il tragitto dal Pian del Bene alla cima della Corna (cfr. Carla Leali, “Quel tempo senza confine, le lunghe estati a Livemmo).

Ecco un passo del suo scritto:
«...verso le tre e mezzo ci si alzava, per raggiungere la cima della Corna Blacca.
Mitica Corna Blacca, dietro la quale spuntava, a poco a poco, la luce di quell’astro, a cui durante il giorno non davamo alcun valore.
Lì era diverso: il sole appariva tondo come la luna, ma molto più grande, ed era circondato da raggi simili a quelli che si vedono nelle immagini sacre.
Lì, sì, era il Dio Sole...»


E’ proprio così.
La Corna Blacca è il teatro della luce e dei colori che, in certi momenti della giornata, rendono meno faticosa la vita degli abitanti della zona, abituati da sempre al lavoro e a misurarsi con l’essenzialità della vita.
E’ pure un “teatro di colori” che permane fisso nell’animo e nella memoria di coloro che hanno dovuto abbandonare la Val Pertica per le necessità della vita.

Alfredo Bonomi



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