09 Ottobre 2021, 06.48
Eco del Perlasca

Un semestre in Canada

di Daniela

Ciao, sono Daniela, studentessa iscritta alla classe V^ A del Liceo Scientifico all’Istituto Perlasca di Idro e per sei meravigliosi mesi, nonostante la pandemia in corso, ho avuto la fortuna di studiare all’estero


Ho vissuto in un mondo bizzarro pieno di restrizioni e una pandemia in corso, sono comunque riuscita a soggiornare nella città di Winnipeg in Canada.
Il mio viaggio è iniziato il 22 gennaio 2021 e si è concluso il 2 luglio scorso.

Winnipeg è una città di 750 mila abitanti al centro del Canada, nella regione del Manitoba, tra Vancouver e Toronto. È soprannominata “Winterpeg” per le sue rigide temperature invernali. Per circa due mesi all’anno la temperatura raggiunge i meno 20 gradi.
Di contro è considerata una delle città più soleggiate del Canada e d’estate la temperatura percepita supera i 30 gradi.
Winnipeg ospita la pista di pattinaggio sul fiume più lunga del mondo (Guinness dei primati nel 2008).

Numerosi sono i centri commerciali, i musei e le gallerie d’arte.
D’estate la città offre vasti parchi, innumerevoli campi sportivi, foreste da esplorare e ottime gelaterie. La regione è patria di immense distese di boschi, praterie e laghi. Le acque di questi ultimi bagnano infinite spiagge sabbiose e incontaminate.

Soggiornavo presso una coppia canadese di circa cinquant’anni insieme ad una ragazza europea Lianna, anche lei lì per uno scambio culturale. Lianna era una sorella sempre sorridente, positiva e piena di energia.
La famiglia mi ha accolta come fossi figlia loro, sempre aperta al dialogo e al confronto, pronta a farmi conoscere la propria cultura e incuriosita da quella italiana.

Rispettavano ogni mia scelta e mi hanno aiutata a superare qualsiasi difficoltà, soprattutto la barriera linguistica. Tra tutte le persone incontrate, la mia mamma canadese è stata la migliore! Tutt’ora siamo in contatto e proprio la settimana scorsa mi è arrivato un pacco dal Canada mandato da lei. Con i miei genitori ho viaggiato molto.

Per la prima volta nella mia vita ho visto l’aurora boreale, gli orsi polari e quelli bruni d’estate, piccole località di pescatori e grandi città.
A loro devo molto anche per quanto riguarda le amicizie strette in Canada perché sono sempre stati aperti a nuove conoscenze ed entusiasti per le persone con cui uscivo.

Non so se sia un fatto tipico di Winnipeg o del Canada in generale ma tutte le persone erano estremamente gentili e disponibili; che si trattasse del commesso di Walmart, l’autista dell’autobus, il vicino di casa o gli amici di scuola.

I teenager canadesi sono molto diversi da quelli europei, guidano dai sedici anni, e sono dei grandi appassionati di sport, soprattutto football americano. Sono entusiasti all’idea di conoscere stranieri e fanno sentire noi ragazzi internazionali parte del mondo adolescenziale canadese. Partecipano a qualsiasi attività gli si proponga e spesso sono loro a prendere iniziative per farci conoscere persone nuove e portare noi Exchange student a visitare la loro terra. Sono molto inclusivi e hanno questo forte senso di ammirazione per lo straniero tant’è che spesso capitava ci facessero cenare con i loro parenti e le loro famiglie per farci conoscere.

La scuola canadese, a mio parere, ha un’impronta quasi universitaria per alcuni aspetti.
Non vi sono materie obbligatorie ma corsi che ciascuno può scegliere in base alle proprie preferenze. Le scuole non sono suddivise per licei, tecnici e professionali. Ovviamente se uno studente sceglie matematica, fisica, chimica e biologia avrà una preparazione scientifica, se un altro dovesse concentrarsi su meccanica, taglio e cucito o cucina avrà una preparazione mirata sull’ingresso immediato al mondo del lavoro.
Per ogni semestre si possono scegliere un massimo di cinque materie diverse.

Frequentavo il quarto anno (Senior year) della scuola superiore Murdoch Mackay Collegiate dove seguivo quattro corsi diversi: quelli di matematica, inglese, biologia e Global Issues(attualità). Alla fine dell’anno scolastico vi è una sorta di maturità, “graduation”, che si conclude con la consegna del diploma e del tocco (cappellino accademico). 

La scuola distava un chilometro e mezzo dalla casa dei miei genitori ospitanti, dunque era facilmente raggiungibile a piedi. A causa della pandemia si andava in classe un giorno sì e uno no, spesso però nei giorni in cui non andavo in presenza mi recavo a scuola lo stesso per i laboratori di biologia.

La scuola canadese offre molte ore in laboratorio a contatto diretto con ciò che si sta studiando. I professori sono estremamente cordiali e disponibili ed è semplice comprendere il loro inglese. Infatti, l’inglese accademico è ricco di parole neolatine che a noi italiani suonano famigliari. Più complicato è capire lo slang tra gli adolescenti, ma dopo un po’ di tempo ci si abitua pure a quello!

Al mio ritorno la scuola italiana ha preparato un programma di studio per un riallineamento con ciò che è stato svolto mentre ero via.
Sono contenta ora di poter riprendere gli studi con i miei compagni in quinta!

Lasciare la propria comfort-zone è stata l’idea migliore di tutta la mia vita anche se spesso mi ritrovavo di fronte a differenze culturali non da poco.
Innanzitutto, mi sono dovuta abituare alla cucina canadese anche se spesso i miei host-parents mi compravano cibo italiano per farmi sentire a casa.

Anche gli orari, così come i costi della vita, hanno rappresentato un bel cambiamento (per esempio la cena alle 17,30).
A livello scolastico, così come noi facciamo le prove di evacuazione in caso di incendio e terremoto, loro fanno le prove anti-sparatorie. Nel Canada la compravendita di armi non legale e libera a differenza degli Stati Uniti e nella mia scuola non era mai capitato un episodio di questo genere, ma essendo confinante con gli USA il governo canadese prevede questa procedura.

Per quanto riguarda la questione Covid, il concetto di restrizioni è differente da quello italiano. Proprio grazie a questi spazi immensi non vi sono esagerate concentrazioni di persone in un solo punto e anche gli ospedali hanno dimensioni maggiori. In generale c’è sempre stata una grande libertà anche se comunque non totale.
Per esempio, non vi è mai stato l’obbligo della mascherina all’esterno e molti servizi come palestre e piscine erano aperti.
 
Mi mancano le gite in auto, la musica country, lo sciroppo d’acero, la natura incontaminata, le risate per il mio accento italiano, l’indipendenza, e questo senso di libertà che amplifica ogni emozione rendendola mille volte maggiore.

Una parte del mio cuore è rimasta in Canada, mi mancano di continuo la mia famiglia, gli amici e la quotidianità che avevo creato in quei bellissimi mesi. Il Canada mi ha resa più autonoma ma più socievole, più sicura e organizzata. Mi ha aperto gli orizzonti e fatto capire cosa voglio nel mio futuro.

Una bellissima frase di Miriam Adeney dice: “You will never be completely home again because part of your heart always will be elsewhere. That is the price you pay for the richness of loving and knowing people in more than one place.”

Che si traduce con: “Non sarai mai più completamente a casa, perché parte del tuo cuore sarà sempre altrove. Questo è il prezzo che si paga per la ricchezza di amare e conoscere le persone in più di un luogo.”
Nulla di più vero!

Un grandissimo “GRAZIE” va ai miei genitori che mi hanno sostenuto in tale esperienza e senza i quali nulla sarebbe stato possibile.
Ancora non so quando, ma sicuramente tornerò in quei luoghi ad abbracciare calorosamente tutte le persone che hanno riempito questa meravigliosa parentesi della mia vita!

Daniela



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