25 Febbraio 2021, 07.00
Eco del Perlasca

Una scuola di buone intenzioni

di Davide Lancellotti

L’Italia ha sofferto e continua a soffrire durante questa pandemia, ma in tutto ciò i giovani rimangono il futuro. Com’è messa la scuola che frequento in tutto ciò?


Una scuola di cartapesta e speranza


La cosa che prima di tutte salta all’occhio è ovviamente l’edificio, più volte ristrutturato nel corso degli anni a causa di un aumento degli studenti e degli indirizzi, ma i problemi di 20 anni fa ci sono ancora oggi.
In alcune aule, specialmente quelle al primo piano, è possibile vedere, se si guardano le colonne portanti, l’armatura per cemento armato che sorregge tutto il peso. Quello che potrebbe parere uno scavo minerario a cielo aperto è in realtà quella che fu una parte della colonna. E, citando una fonte che mi ha aiutato a fare questo articolo, “Abbiamo i buchi nelle classi”.

Poi ecco le tapparelle, esse dovrebbero funzionare.
Dovrebbero. Perché poi in pratica la maggior parte sono state rotte oppure direttamente sono inesistenti, e così il dolce sole primaverile mira direttamente agli occhi degli studenti, facendo sempre centro.

Le porte, le famose porte che dovrebbero chiudere le aule.
Oltre a quelle che per magia si chiudono da sole, potrebbe capitare che in alcuni punti esse non siano totalmente presenti ma non vi preoccupate, è solo un metodo per facilitare il ricambio dell’aria durante questa pandemia.

Oppure anche le finestre, in teoria servono per tenere il freddo fuori. Ma molte di esse, specialmente nelle aule sopra i laboratori di meccanica, tendono ad avere qualche piccolo spiffero. E con piccolo intendo che ogni qualvolta che soffia il vento, dentro l’aula vi è un fastidiosissimo fischio che non riesco a sopportare.

Infine, quello che per me è il tocco finale, i caloriferi.

Ad essere sincero, quest’anno funzionano anche fin troppo bene e non mi posso lamentare, ma negli anni scorsi diciamo che raramente erano accesi, e quando lo erano perdevano acqua. Però fortunatamente questo problema è stato risolto quindi perfetto.

L’informatico su carta

E vi fu l’arrivo delle aule 3.0, che seppellì le 2.0 le quali soppiantarono le 1.0. Ma, in sostanza, cosa cambia?
Ve lo posso dire con certezza, quasi nulla. In teoria dovrebbero essere aule con computer performanti che ci permettono di fare programmazione facilmente, con una connessione ad internet stabile.

Tutto questo in teoria, perché in pratica i computer ci sono e solitamente funzionano, solo qualche minuto per accendersi e ogni tanto si spengono da soli. La nota dolente è la connessione ad internet, la quale nei giorni buoni supera il megabit per secondo di velocità, ma questi giorni buoni sono da tempo immemore scomparsi.
E fu così che il 3.0 è in realtà la velocità della rete, espressa in kbps.

Nella mia scuola vi sono 3 laboratori specifici di informatica ed uno ibrido, dove vi sono sia tutte le componenti per fare elettronica sia i computer portatili. Mentre per quello che riguarda l’elettronica non posso dire molto, non essendo il mio campo, sui computer potrei fare una lista di lamentele per la quale ci vorrebbero probabilmente due o tre articoli.
Oltre alla ormai standardizzata lentezza di accensione, vi sono poi tutti i problemi relativi ai software installati e, con nostra grande sorpresa, quelli non installati. Come ad esempio NetBeans, programma che ci serve per fare linguaggio Java ma che non è presente su nessun laptop.

Ma siamo informatici, non ci serve un computer possiamo fare anche tutto su carta.
Certo sarebbe meglio vedere anche i risultati dei nostri lavori ma non possiamo chiedere troppo.

Le gare clandestine

Non sono il primo a dirlo, non sarò l’ultimo ma questo sottotitolo è semplicemente perfetto.
Per prima cosa, devo dire che esistevano di già questi famigerati banchi con le rotelle in un’aula della nostra scuola, e li ho testati per due anni ormai e credo di aver abbastanza esperienza per trarre una conclusione: preferivo non potermi muovere.

Non solo la sedia è scomoda
e devi trovare un punto molto preciso per non avere dolori alla schiena dopo un paio di ore, ma il banco in sé è minuscolo e non ci sta sopra nemmeno un quaderno.
E io come dovrei prendere appunti? A quanto pare tutto a mente si fa perché fatichi anche a scrivere e l’astuccio vi assicuro che non vi sta sopra quei 30x50cm di banco (e sono generoso con le misure).

Ma questi banchi, per un certo ministro, sono il futuro.

E così sono stati comprati a decine e poi mai visti in nessun punto della scuola se non appunto quell’aula dove vi erano già da tempo. Perciò, mentre noi eravamo a lamentarci di tutti questi problemi lo Stato ha fatto comprare questi utilissimi banchi, non che qualcuno li abbia visti sia chiaro.

Una menzione onorevole


Dovevo tenere per ultima questa ciliegina sulla torta, il famoso bagno per disabili del secondo piano.
Leggende narrano che sia solo un mito, coloro di prima e seconda (e a volte qualche studente più anziano, come ricordato da alcuni miei compagni) nemmeno sanno dell’esistenza di questo posto paradisiaco, eppure lui esiste da anni.

Parto col dire che è, al momento della scrittura e sono abbastanza sicuro che sarà sempre così, l’unico bagno sempre rifornito di carta igienica e solo questo lo rende migliore di tutti gli altri. Ma le qualità sono tante altre.
È spazioso e comodo, con un lavandino privato sempre dotato di sapone. Come dicevo, è il paradiso.
E ci credo bene che lo sia, è un bagno per disabili deve esserlo. Il problema è uno solo, un piccolo errore di progettazione oserei dire, l’unico modo per arrivarci è con le scale.

Già, avete letto bene, il bagno per disabili è al secondo piano, e le scale sono l’unico modo per raggiungerlo.
Non ho mai capito questo errore così grosso di progettazione, tanto che, quando raccontai a mio nonno (che è stato, per quasi 40 anni della sua vita, un geometra e molti edifici di Vobarno portano la sua firma, come la Casa di Riposo Falck) qualche mese fa di questa storia si mise a ridere pensando fosse una battuta.
Ma non è una battuta, è la nostra scuola.

Davide Lancellotti, aiutato da amici e compagni a stilare questa lista

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Aggiornamento ore 15 del 25/02/2021

La redazione dell’Eco del Perlasca si è divertita molto scrivendolo e anche rileggendo l’articolo qui sopra pubblicato.

Qualcuno però potrebbe non essere avvezzo all’ironia che traspare da queste righe, sostenuta anche dilatando l’incidenza di alcuni fatti, in puro esercizio di scrittura.

C’è dunque il rischio che si possa pensare che il Perlasca di Vobarno stia cadendo a pezzi o che nessuno se ne stia prendendo cura.

Non è così.

Soprattutto in questo momento di grande confusione dovuto alla pandemia, con i decreti che si susseguono uno all’altro e quasi sempre con poche ore a disposizione per adottare i relativi provvedimenti, grazie ai docenti, alla dirigente, a genitori comprensivi, al personale amministrativo, ai bidelli ed agli studenti almeno quelli coscienziosi, il Perlasca riesce ad essere una nave che regge bene la tempestosa navigazione.

A scanso di equivoci, quindi, la redazione precisa che l’articolo qui sopra, se vogliamo guardare alla realtà dei fatti, pur segnalando alcune criticità, contiene molte inesattezze.

Dalla direzione, infatti, fanno presente che il bagno per disabili in realtà è raggiungibile con l’ascensore, che gli altri bagni sono stati recentemente ristrutturati e resi idonei alle normative sul contenimento del Covid-19. Se la carta igienica viene fornita solo a chi intende utilizzarli è per limitare fenomeni di vandalismo, con rotoli sparsi ovunque.

Vero è che i 100 “Mega” del collegamento a Internet, se ci sono, sono insufficienti e a questo proposito la dirigente, in collaborazione con Comunità montana e Provincia, conta presto di portarli a 500. Veritiera sembrerebbe essere la carenza di assistenti tecnici.

Le tanto vituperate sedie a rotelle sono presenti in una sola aula che viene utilizzata dai ragazzi per poco tempo, difficile quindi possa insorgere il mal di schiena.

«Fortunatamente – assicura la preside -, il cuore della scuola è composto da persone che in mezzo a mille difficoltà si impegnano giorno dopo giorno a trovare delle soluzioni a problemi che non mancano mai».





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