03 Giugno 2021, 07.29
Eco del Perlasca

Protesi avveniristiche? Le ultime innovazioni lasciano senza parole

di Filippo Vanzani

Le perdite di arti sono sempre più frequenti e dovute spesso a sgradevoli incidenti


Sembra impossibile trovare un valido sostituto all’arto perso, soprattutto se si tratta di un braccio o di una mano, ma la tecnologia sta facendo grandi passi sotto questo aspetto.

Si, è possibile sostituire un braccio quasi totalmente in caso ve lo steste chiedendo; ciò è possibile grazie a segnali di input/output collegati al sistema nervoso che si basano sull’invio di segnali elettrici.
Quando viene a mancare un arto, il sistema nervoso fatica a eliminare dal suo “database” quella zona, e quindi si verificano complicazioni a livello cerebrale e fisico come bruciore, prurito ecc...
Quindi la protesi dovrebbe andare a sostituire o, quantomeno alleviare, queste complicazioni, lavorando e interagendo con l’organismo come farebbe il braccio originario.

In base alla posizione dell’amputazione la protesi è differente e si necessita di collegamenti adeguati.
Ponendo come esempio una protesi che inizia all’altezza della spalla e che costituisce tutto il braccio andiamo ad osservare gli ultimi sviluppi nel settore.

Qui entra in gioco la tecnologia biomedica.
Pensiamoci un attimo, cosa contraddistingue un arto vero da un semplice pezzo di metallo? La sensazione del tatto. Per quanto articolata possa essere una protesi non saprebbe riprodurre quella sensazione... O forse si?

Una protesi già sperimentata con successo è fornita di elettrodi di superficie che trasmettono impulsi cerebrali al braccio bionico associato.
Per trasmettere invece le sensazioni tattili vengono usati degli stimolatori posti sulla “pelle”. Questi stimolatori sono molto più vicini al concetto di toccare, percepire spessori, volumi e consistenze, di quanto non lo sia una normale protesi. Così anche azioni quotidiane, come bere un bicchiere d’acqua, risulteranno più semplici e naturali.

Per ora il principale modo per applicare questa protesi sembra quello della reinnervazione muscolare che sfrutta i nervi spinali del gran pettorale (muscolo non più usato da una persona che possiede un’amputazione all’altezza della spalla). Infatti dal gran pettorale possono arrivare i feedback sensoriali del movimento del muscolo, queste informazioni viaggiano attraverso neuroni di secondo ordine e corrispondono ad un “segnale elettrico”. Ampliando artificialmente questi nervi è possibile associare dei dispositivi di input, come succede con un computer, e ricevere i segnali degli stimolatori.

Purtroppo, l’operazione di reinnervazione è estremamente delicata e sicuramente le protesi sono molto costose, ma il settore della neurofisiologia, che studia le interazioni uomo-tecnologia, è in continuo sviluppo.

Bracci bionici, occhi digitali e innesti cibernetici li abbiamo visti solo nei film, ma forse in un possibile futuro potrebbero essere la quotidianità.

Filippo Vanzani




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