19 Ottobre 2016, 06.09
Pertica Alta Valsabbia
Comuni di Valsabbia

«Vale il modello Valle Sabbia»

di Fabio Gafforini

Il primo intervistato di questa inchiesta condotta per noi da Fabio Gafforini non poteva che essere il Presidente della Comunità Montana e Sindaco di Pertica Alta Gianmaria Flocchini


Abbiamo incontrato Gianmaria Flocchini in un uggioso pomeriggio di Ottobre, nel suo ufficio presidenziale a Nozza di Vestone, per sentire il suo duplice parere da Sindaco e da Presidente della Comunità Montana.
 
Non so se chiamarla Sindaco o Presidente, ma andiamo diretti al sodo: quali sono le spese evitabili con l’unione del suo Comune con uno vicino?

«Le spese evitabili sarebbero esigue, se non nei compensi degli amministratori.
Pertica Alta ha un’estensione vasta: dalla prima frazione all’ultima ci sono 10 chilometri, unendola al più vicino le distanze raddoppierebbero.
Quindi devo si pensare alla chiusura del Municipio, dell’Ufficio Postale, ma a che pro? Per un risparmio che definirei irrisorio, andrei a togliere servizi che sono fondamentali per mantenere la popolazione sul territorio, e che dobbiamo garantire».
 
Certo è che vicino a noi, in Valle Camonica, a fonte di trasferimenti dallo Stato il matrimonio è stato fatto.
Possono essere questi trasferimenti incentivo per unirsi?

«Ponte di Legno e Temù hanno detto no, Bienno e Prestine hanno detto sì. Entrambi sentendo i cittadini.
I trasferimenti sono esigui e nel giro di pochi anni ritornano tutti allo Stato.
Se può essere un discorso per fare economia, la Valle Sabbia ha scelto di fare aggregazioni di servizi, con Comunità Montana come capofila.

Per esempio, prendendo il mio Comune, l’Ufficio Tecnico, la Ragioneria, la Segreteria, non sono più singoli uffici del Comune di Pertica Alta, ma l’ufficio di sette comuni che hanno lo stesso responsabile di servizio, condividendo lo stesso personale, ma garantendo il servizio sul territorio, anche se in determinati giorni ed orari.

La partita sui piccoli comuni è aperta dal dopoguerra e mai chiusa.
Solo il Trentino Alto Adige si è mosso unendo i comuni, a fronte però di trasferimenti di qualche milione di euro, non centinaia. Certo è che se sul piatto vengono messe cifre importanti, qualche riflessione un amministratore la deve fare».
 
Nella mentalità delle persone, quanto conta l’identità, quanto i sentimenti campanilistici, non conoscendo magari tutto ciò che a livello amministrativo potrebbe portare ad un unione?

«Quello che era un sentimento forte negli anni ‘50, nella mentalità odierna, con il cittadino che aperto i suoi spazi all’era digitale, non è così radicato.
Pensiamo a Pertica Alta e Pertica Bassa, dove il campanilisto è ancora molto presente, quello che oggi mi chiedo io, andando ad unire i comuni, è: quali servizi vado ad ottimizzare? Quale sarà il nucleo baricentrico del Comune? Quanto semplificherò la vita dei cittadini.
Questo è il nucleo del discorso».
 
E parlando di costi, quanto guadagna lei come Sindaco e quindi quanto risparmierebbero i cittadini in vista di una ipotetica unione?

«Ho uno stipendio di circa 1200 euro lordi al mese, i compensi della mia Giunta e del Consiglio Comunale sono pubblici e consultabili.
Certo, il risparmio ci sarebbe, e gli abitanti di una grande città potrebbero chiedersi quale senso ha mantenere il Sindaco a Pertica Alta.
È vero anche che se ci fosse una unione dei comuni dell’alta valle, con un bacino di 6-7000 abitanti ed un territorio vastissimo, vedrei difficile ipotizzare la presenza del Sindaco capillarmente su tutto il territorio.

Oggi noi sindaci, oltre magari a sopperire a carenze di personale, facendo gli spazzini o rilasciando documenti di segreteria, facciamo la cosa più importante garantendo la nostra presenza sul territorio, che è fondamentale per i cittadini».
 
Il Sindaco di Pertica Alta vuole salvaguardare l’autonomia del suo territorio. E il Presidente della Comunità montana invece come la pensa?
«Il Presidente della Comunità Montana va fiero di quello che è il “Modello Vallesabbia”: garantire cioè le autonomie facendo aggregazioni di servizi.
Vedo difficile che qualcuno dall’alto riesca ad imporre di fondere i comuni: certo, ci obbligheranno ad aggregare sempre più funzioni, ma qui in Valle Sabbia, indipendentemente dai colori politici, ci siamo mossi ed abituati bene.

Bisogna tenere conto si delle scelte politiche, ma anche del bene comune: abbiamo fatto un grande lavoro di convincimento sui dipendenti che oggi lavorano in maniera diversa, dovendo spostarsi da un comune all’altro, garantendo però così i servizi al territorio soprattutto non aumentando le spese e supplendo ai vari pensionamenti, alle maternità, a quelle norme che il Governo Centrale ci impone».
 
Come attua quindi Comunità Montana questo suo modello aggregativo?

«Comunità Montana, dove oggi gli amministratori prendono un compenso pari a zero, operando su base volontaria perché, a scanso di equivoci, la difesa dell’autonomia non è la difesa del Sindaco e del suo stipendio, ha fatto risparmiare ai singoli comuni molto: penso alla partita della fibra ottica, a quella sull’illuminazione pubblica e alla fornitura di energia prodotta col fotovoltaico, o a quella importantissima aperta sulla gestione consorziata dei dei rifiuti che sta coinvolgendo tutti i comuni della valle, e non solo.

Oggi tutti i comuni della Comunità , di cui alcuni fuori dall’ente (Mazzano, Nuvolera, Nuvolento, ndr), condividono quelle che sono le nostre idee, anche perché come Comunità Montana possiamo permetterci di mettere fondi ed andare a coprire eventuali costi superiori, da ultimo l’esempio del trasferimento dei server dai singoli comuni alla sede della Comunità, con un costo per gli stessi pari a zero.

È un modello fatto di equilibri e attenzioni, un percorso non sempre facile e condiviso, ma che ogni anno vede nuovi comuni aderire, vedendo i tangibili risultati».
 
Quindi, nella duplice veste di Sindaco e Presidente della Comunità Montana, quale secondo lei è la strada da intraprendere per i piccoli comuni: Autonomia o Unione.

«Mi sento di suggerire il Modello Valle Sabbia. Sono convinto che questo modello sia quello giusto per poter garantire un futuro alle nostre piccole realtà, non unendosi ma consorziandosi, aggregandosi, garantendo così i servizi, la giusta autonomia e la ancora più giusta attenzione al territorio e ai cittadini.
 
 


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