20 Aprile 2021, 18.13
Bagolino
Briciole

Da Bagolino emozioni e riflessioni

di Alfredo Bonomi

Bagolino è un grande borgo ma, a ben riflettere, ha le caratteristiche di una piccola città


L’aspetto urbano, veramente notevole e suggestivo, il consolidato di storia e di «civiltà locale» che ben conserva, danno a questa comunità la qualifica di città, indipendentemente dal suo numero di abitanti.
Per rendersi conto di ciò, basta spostarsi all’elegante porticato della facciata della grandiosa parrocchiale e lasciarsi cullare dall’emozione.

Ai lati dello sperone roccioso sul quale s’innalza la chiesa
, autentica cattedrale, tanto è bella, vasta e copiosa di opere d’arte, sono posati i due nuclei di Osnà e Chevrìl, uniti da una cortina di altre case compatte e ben costruite, che si affacciano sulla ripida scarpata verso la valle, ma anche sul «corso» voluto nel 1800 per dare una dignità borghese al paese.

Dall’alto i tetti delle molte dimore sembrano abbracciarsi e formano un compatto scenario basato sull’abilità costruttiva che ha saputo sfruttare le caratteristiche del terreno a disposizione, ma anche gli elementi materiali ricavati dal vasto territorio del Comune.
Questo è «valle nella valle» perché la valle del Caffaro ha tutte le caratteristiche di una vera valle prealpina e non tanto di convalle secondaria della Valle Sabbia.

Inoltrandosi nell’abitato ed osservando, sono moltissimi gli elementi che catturano l’attenzione.
E’ del tutto evidente la particolarità delle piazze, alcune delle quali legate a funzioni specifiche riguardanti la vita amministrativa e sociale del grosso Comune quando si gestiva quasi come una piccola Repubblica autonoma.

Il sistema delle vie, con sottopassaggi e scalinate che collegano il borgo con la parte più alta e con il fondovalle, dove nei secoli passati pulsavano di attività i due foni fusori e le molte fucine, è una ragnatela d’ingegno.
Le molte fontane in granito parlano di un’attenzione ben evidente per le necessità quotidiane e di indubbia capacità amministrativa.

Le case, molte di notevole altezza per sfruttare meglio il poco terreno a disposizione, sono assai decorate, spesso con elementi di pregio. Non hanno la pretesa di essere palazzi, ma quella di essere dignitose per comunicare meglio l’orgoglio degli abitanti che sono sempre stati concreti nei fatti, ben attenti al rispetto di quella «civiltà locale» data dall’osservanza delle norme contenute negli antichi «Statuti».
I vari capitoli sono il risultato dello sforzo di riuscire a trovare l’equilibrio tra la convivenza civile all’interno del paese ed il prestigio ben coltivato nei riguardi dell’esterno, fosse esso il potere politico di turno o il forestiero non ancora integrato nella comunità.

L’antica «strada dei portici», una volta nevralgica per l’abitato ed ora in parte nascosta nelle cantine di altre dimore, era la «via commerciale» di questa «città della montagna», pulsante di attività, scenograficamente caratteristica per le strutture voltate presenti, concepita per proteggere meglio i passanti e per essere, a sua volta, protetta.
Il paese, così come si vede oggi, nonostante qualche innesto dovuto alle «esigenze» dei tempi moderni, conserva ancora l’«anima» della sua storia.

Il paesaggio che lo circonda
fatto di prati, di cascine, di boschi, di terreni lavorati dall’uomo sino a quote assai alte, richiama la pazienza e la fatica di molte generazioni, intrinsecamente legate alla condivisione di un modo di vivere basato su valori portanti indiscussi.
Qui il passato, con i suoi valori, non è tramontato.

Certo la realtà non è più quella degli anni che hanno fatto sorgere ed ingrandire il paese, intento a darsi istituzioni fondamentali per la vita civile, come quelle dell’assistenza ai poveri, agli ammalati e quelle per l’istruzione, fondamentale non solo per comprendere bene le norme statutarie, ma ancora più per condurre un’ esistenza non servile.

Gli angoli caratteristici
, le dimore, l’atmosfera generale urbana, lo stretto contatto tra il centro del paese e l’economia agricola. Preziosissima per la comunità, sono elementi che si «respirano» ancora. Non richiedono molte dettagliate spiegazioni. Si sentono e questo basta.

Aveva ragione Giovanni Zanolini nel lontano 1992 a concludere un suo scritto su Bagolino con questo passo:
«Una specificità, quella di Bagolino, che con i legami mantenuti col proprio passato, legami fatti di tradizioni, memoria, strutture materiali, dimostra come sia possibile rivolgersi al passato non per rimpiangerlo, nel nome di un recupero tanto sentimentalistico quanto strumentale, ma per riappropriarsi degli aspetti ancora presenti, per riscoprire in esso le tracce ed i frammenti che ancora influenzano e segnano la realtà di oggi
».

E’ proprio così, la realtà passata ed i giorni dell’oggi non sono slegati, perché nel profondo dell’animo degli abitanti della valle del Caffaro c’è la continuità della loro storia, di volta in volta «piegata» alle necessità che mutano, senza però lasciarsi mai cancellare.

Alfredo Bonomi



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