11 Aprile 2021, 09.16
Blog - Maestro John

I miei zii e cugini del lago

di John Comini

Ci sono gli zii d’America e i Cugini di campagna. Io ho gli zii ed i cugini del lago. Poiché nel “grattacielo” abitavano anche i miei nonni e mia zia Giulia, molte domeniche venivano a trovarci


Per noi bambini era una festa: potevamo gustare le pastine che ci portavano e poi, mentre in sala i grandi chiacchieravano, con i cuginetti correvamo per il lungo corridoio, giocando a nascondino nelle camere. Ci sorvegliava mia sorella Rita, senza mai sgridarci. Molti miei cugini venivano con me d’estate nella colonia di Igea Marina o nella mitica, magica Livemmo. Gli amici mi chiedevano: “Vengono quest’anno le tue cugine?” Anche i bambini hanno i loro amori…

Oggi parlerò degli zii Vittorio, Tranquillo e Fausto, sebbene sia impossibile condensare in poche righe le loro intense vite.

I miei nonni paterni, Angelo e Margherita Raggi, si erano incontrati quando mio nonno, che veniva dalla Volta di Brescia, si era recato a Salò nel 1901, in occasione del terremoto, per lavorare alla ricostruzione. Insieme hanno avuto 6 figli: mio papà Luigi, Vittorio, Tranquillo, Francesco (morto per tifo a soli 9 anni), Giulia e Fausto.

Tutti hanno vissuto le ristrettezze economiche, le radici cristiane dei genitori, l’impegno nell’oratorio, la tragedia della guerra ed il dopoguerra.
Vittorio nasce a Salò il 18 febbraio 1914, frequenta brillantemente gli studi fino alla settima classe. Deve però rinunciare a proseguirli per coadiuvare il padre nel lavoro di cementista. Si impegna negli ambienti cattolici della “Giovane Salò”, sotto la guida di Pierino Ebranati, grande figura di educatore che creerà la Casa di Esercizi Spirituali di Montecastello. Dopo il lavoro, Vittorio studia nei corsi gratuiti in oratorio ed usufruisce (come mio papà) delle lezioni di francese e tedesco offerte dalla madre di Fabiano De Zan, il futuro Senatore.

Lavora come cameriere presso la famiglia Simonini, allora domiciliata nella lussuosa villa che oggi ospita l’Hotel Laurin: finalmente può mangiare pasti abbondanti. Consegue come privatista il diploma di avviamento commerciale (simile al diploma di ragioniere).

Nel ‘35 come militare di leva è inviato alla Scuola di trasmissioni di Napoli Capodichino per il corso marconisti. Nel settembre ‘39  è richiamato in Aeronautica e assegnato alla Stazione meteorologica di Monte Brione, sopra Riva del Garda. In libera uscita conosce Rina Pozzini, una giovane maestrina non ancora ventenne, che fa supplenze nelle scuole della Val di Ledro. Nata nel ’21 in Ohio, non aveva un anno quando il padre, emigrante trentino, era morto tragicamente in miniera.

Allo scoppio della guerra, Vittorio è trasferito come aviere “marconista” sul fronte africano, a Derna, con la squadriglia di aerosiluranti. Tiene un commovente diario di guerra: “Vivo ogni giorno come se fosse l’ultimo.” Grazie alla sua profonda fede, non perde occasione per assistere alla S. Messa ed accostarsi ai Sacramenti.

Nel ‘42 torna in Patria e, ottenuta la licenza matrimoniale, il 1° maggio 1943, l’aviere Vittorio convola (è il caso di dirlo) a nozze con Rina.
L’8 settembre ‘43 è all’aeroporto di Pisa. Approfittando del caos generale, Vittorio (come molti altri) riesce a fuggire ed a raggiungere Riva, dove la moglie è in trepidazione perché i tedeschi avevano fatti prigionieri oltre duemila soldati italiani nelle varie caserme.

Per precauzione i coniugi si trasferiscono a Tenno, sopra la cascata del Varone, presso i parenti di Rina. Nel ‘44 gli viene recapitata una ingiunzione del Comando Germanico di presentarsi per essere arruolato nei reparti tedeschi. Non può scappare, per non mettere a rischio la moglie che aspetta il primo figlio, Gualtiero. Vittorio ha un’idea coraggiosa: si fa operare dal Primario di Riva “per sopraggiunti forti dolori addominali”. Il medico tedesco non può esimersi dal concedergli sei mesi di convalescenza. Per fortuna, la FIAT aveva fatto trasferire l’industria di Mirafiori, per evitare i bombardamenti, lungo le sicure gallerie che vanno da Limone a Riva. Vittorio riesce a farsi assumere, ed è esonerato dal temuto arruolamento.

Da Riva, controllata dai Tedeschi, Vittorio fa spesso visita ai genitori a Salò, in vicolo Orti, dove vive anche mia mamma: mio papà e mio zio Fausto erano internati nei campi di lavoro in Germania, come altri 650 mila soldati italiani, per non aver aderito alla R.S.I. Vittorio inizia una collaborazione con la fabbrica Cedrinca della famiglia Zane, e nei suoi viaggi in bicicletta da Riva a Salò spesso carica un pacco di cioccolata per “addolcire” i tedeschi. Con quei guadagni, che integrano il suo salario alla FIAT, può così aiutare la famiglia dei suoi genitori: una generosità ricambiata dai fratelli Luigi e Fausto quando, Vittorio realizzerà la casa della Cooperativa San Giuseppe.

Nel dopoguerra, Vittorio riprende a tempo pieno il suo lavoro in Cedrinca come ispettore alle vendite, con viaggi faticosi lontano da casa per l’intera settimana. Padre di tre figli, nel ‘49 si licenzia e viene assunto dalla ditta di Michele Contarelli, di cui il fratello Fausto era divenuto socio amministratore. Viene coinvolto da Contarelli per l’avvio del calzaturificio “Elena”, con una ventina di operai, che però dopo alcuni anni deve chiudere. Nel 1954 è assunto come impiegato alla Banca San Paolo, presso le filiali del Garda che servono la numerosa presenza di turisti stranieri: gli tornano utili sia il diploma sia la conoscenza delle lingue. Per molti anni aggiunge al lavoro in banca un impegno serale a San Felice in qualità di  amministratore di due aziendine artigiane. Tanti sacrifici per offrire ai figli quanto a lui è mancato: la possibilità di studiare fino ai livelli più alti.

Oltre all’attività nell’Azione Cattolica, forte è il suo impegno civico nella Democrazia Cristiana: ricopre il ruolo di consigliere (e anche assessore) nel Comune, oltre che nel Consiglio di amministrazione dell’Ospedale di Salò. Ma la disillusione a seguito della mancata realizzazione del cosiddetto “Ospedale dei centomila” a Roè Volciano, che ha visto strascichi giudiziari, per fortuna risolti in modo positivo, lascia una grande amarezza in Vittorio, che abbandona l’impegno politico.

Lo rendono orgogliosamente felice i titoli di studio universitari conseguiti dai sei figli. Che sono:  Gualtiero (sposa Tina Perna ed hanno i figli Paola, Monica e Matteo), Emilio (sposa Mariele Buizza ed hanno la figlia Maddalena), Gianpaolo (sposa Sandra Lusetti ed hanno le figlie Stefania e Claudia), Rosaria (sposa Claudio Pollini ed hanno la figlia Chiara), Annalisa (che sposa Pino Oldofredi ed hanno Simone e Alessandra) e Fabiano (sposa Mara Lusenti ed hanno Roberto).

Dopo aver assistito la moglie Rina, salita in cielo nel 2004, trascorre gli ultimi anni nella sua casa, seguito dal medico di famiglia, il suo ultimo figlio, Fabiano, ed attorniato dai figli e da uno stuolo di nipoti. L’11 agosto 2010, alla veneranda età di 96 anni, raggiunge l’amatissima sposa.
Mio zio Vittorio era un brillante oratore ma anche un bravo scrittore. Grazie ad una memoria di ferro, sul bollettino parrocchiale “Duomo” raccontava personaggi locali, e commoventi ricordi. Era legato ad una forte amicizia con Vittorino Chizzolini (che è stato mio professore alle Magistrali!) che Vittorio, dopo la sua morte, pregava quale santo entrato nella gloria del Signore.

Quando parlava dei nipoti, diceva: “Io e Rina preghiamo per il loro futuro perché crescano onesti, senza presunzione, con il senso degli altri.” Io sono contento di aver avuto come padrino mio zio Vittorio, operatore di pace.

Mio zio don Tranquillo è nato a Salò il 18 marzo 1916. Anche lui ha respirato il profumo della fede ed i principi morali e religiosi della famiglia. La sua vocazione sacerdotale è sbocciata nell’incontro con i Padri Giuseppini, che hanno operato in Salò fino al ‘34. Anche lui è riconoscente verso il “Facchino della Madonna” Pierino Ebranati. Lavora in una tipografia, è chiamato “l’aocàt Cumì” perché molto abile nella dialettica: è tutto fuorché ‘tranquillo’. Nel ‘33 entra nel seminario dei Padri Giuseppini di Asti. Da sacerdote, è coadiutore a Milano alle Case Minime di Baggio, dove si sviluppa la devozione alla Madonna dei Poveri, e nella Scuola Pensionato presso la Casa dei Giuseppini. Nel ‘52 parte per il Perù come missionario: vi resta per 24 anni, e antepone al nome di battesimo quello di Josè. Talvolta torna in Italia per rivedere i familiari: mia mamma sta ore ad ascoltarlo. Rientrato in Italia nel ’75 e diventa parroco a Turano e poi in Degagna, fino al 1980: fatica ad inserirsi nelle nuove realtà. Rimane per 13 anni nella parrocchia di Pisogno sul Lago d’Orta. Si ritira nella Casa di Riposo Giuseppe Marello ad Asti, dove diventa il confessore apprezzato dagli ospiti. Torna alla Casa del Padre il 18 febbraio 1994, dopo breve malattia, nell’Ospedale di Asti, all’età di 78 anni.

Lo zio Fausto nasce a Brescia il 2 maggio 1923. Con la famiglia si trasferisce a Salò, dove da ragazzo si impegna in Oratorio e recita nella Filodrammatica.

Nel ‘39 lavora presso il colorificio Battani di Salò. Nel ‘43 svolge il servizio di leva a Parma in un reparto di carristi. Dopo l’8 settembre ’43 viene catturato con i compagni dai tedeschi ed internato nel campo di concentramento di Wolfsberg, in Austria. La terribile esperienza lascia un segno profondo soprattutto nel fisico di Fausto (si sottoporrà a ben due operazioni dal dottor Duse) ma contribuisce a temprarne il carattere. Nel maggio ‘45 il campo viene liberato e Fausto, con alcuni compagni bresciani, torna a Salò dopo un viaggio avventuroso. Riprende il lavoro presso il colorificio Battani occupandosi, tra l’altro, dell’avviamento di nuovi negozi nei principali centri del lago. Proprio per svolgere tale attività nel ‘46 si trasferisce a Riva del Garda, dove chiede in affitto una stanza dalla futura suocera e conosce la giovane Marialena Martinelli, che sposerà nel Duomo di Riva il 10 aprile 1950. Nel frattempo è passato dai colori alle calzature, collaborando alla ditta Contarelli. Ma lavorare alle dipendenze di altri risulta “troppo stretto” per Fausto.

Lascia Contarelli e si mette in società col fratello Luigi, che nel frattempo ha aperto un negozio a Gavardo.
A marzo del ’53, pur rimanendo in società con mio papà, Fausto apre un nuovo negozio di calzature a Desenzano del Garda. Per ottenere la licenza di vendita si avvale della collaborazione di Lisetta Bonometti, zia della moglie, appartenente ad una storica famiglia di mugnai desenzanesi. Lisetta era molto conosciuta per la sua attiva partecipazione alla vita religiosa e per aver collaborato durante la Resistenza con la Fiamme Verdi bresciane. Il negozio di via Achille Papa ha successo: ci lavora anche mio fratello Dino, che si reca a Desenzano in Vespa con dietro un cassone di legno per contenere le scarpe, con la scritta “W Juve”.

Da Fausto e Marialena (che chiamavamo zia Lena) nascono 3 figli: Mariagrazia (sposa Vincenzo Raimondi ed hanno i figli Francesca, Giovanni e Tommaso), Bernardo (sposa Caterina Visonà ed hanno le figlie Maria ed Anna), Daniela (sposa Claudio Tegazzini ed hanno i figli Francesco ed Enrico)

Fausto conosce figure importanti della vita politica di Desenzano, come l’allora sindaco Avvocato Luigi Laini. Si iscrive alla Democrazia Cristiana e diventa consigliere comunale. Condivide le idee ed i valori con gli amici della sinistra democristiana ma, per le sue doti di negoziatore, riesce a dialogare con le molteplici anime presenti nel partito.

Dalla fine degli anni ’60 è prima Segretario e poi Presidente della locale “Associazione Commercianti”. A inizio degli anni 70 alcuni amici della DC, fra cui l’Avv. Giacomo Fondrieschi ed il dott. Angelo Doninelli, lo convincono ad entrare nel consiglio di amministrazione dell’Ospedale di Desenzano, di cui si stava avviando la realizzazione della nuova sede in località Monte Croce. Fausto lo fa con competenza, passione e voglia di lavorare per il bene comune. L’inaugurazione del nuovo ospedale avverrà l’8 gennaio 1978. Il 28 febbraio 1980 Fausto e Lena cedono l’attività commerciale.

Dal ‘79  all’88 Fausto diventa presidente della Casa di Riposo, che “cambia aspetto”, sia per le opere di rifacimento estetico e funzionale sia per l’introduzione di nuove proposte per gli ospiti. Tra queste la realizzazione di una decina di “mini appartamenti” in cui gli anziani ancora autosufficienti possono essere ospitati mantenendo la propria autonomia ma utilizzando, allo stesso tempo, i servizi generali offerti dalla struttura. Per tale operazione è fondamentale la collaborazione con l’Architetto Florenzo Bertolinelli che siede nel consiglio della Casa di Riposo.
In questo intenso periodo Fausto collabora con la Parrocchia per la ricostruzione dell’Oratorio, affiancando il parroco Mons. Giancarlo Agnolini nella gestione amministrativa dell’operazione e promuovendo iniziative per la raccolta fondi. Ha inoltre contribuito alla nascita del consultorio familiare di ispirazione cristiana di cui è stato segretario per molti anni.  La zia Lena sale in cielo il 19 gennaio 2003, Fausto conclude la sua vita terrena il 10 marzo 2014.

Il grande albero della mia famiglia ha radici intrecciate d’amore, di solidarietà, di fede. A proposito, proprio oggi compie un anno il bel Luca, nipote di mio cugino Bernardo. Che felicità!

Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo
maestro John

Nelle foto:
- Festa con nonni, familiari, zii e cugini
- Lo zio Vittorio e la zia Rina
- I figli dello zio Vittorio e della zia Rina: foto tratta dal libro “Vittorio Comini. Un salodiano che amava il cielo” (liberedizioni) da cui ho tratto preziosi spunti per l’articolo
- Le nozze dello zio Fausto con la zia Lena, celebrate dallo zio don Tranquillo


Grazie a mio cugino Bernardo per le informazioni sui suoi genitori




Aggiungi commento:
Vedi anche
02/06/2019 10:03:00

Le lezione del maestro Salvatore L’ho incontrato poche volte, Salvatore Filotico. Ma in quel breve tempo ho apprezzato il suo essere maestro, la sua voglia di costruire rapporti solidali, la sua profonda cultura accompagnata ad una grande dose di umorismo

08/04/2018 10:50:00

Le tasche piene di sassi Accadeva spesso. A ricreazione, in cortile. Un bambino correva verso di me esclamando “maestro John, guarda che bello!” E mi mostrava un sasso. Io esprimevo stupore. Ma non fingevo. Era stupore per la poesia che i bambini hanno nell’animo

31/03/2019 10:05:00

L'ora in più Un altro compleanno: 67! Ammazza! Ma da domani dirò 68, così mi abituo al tempo che passa e vola via 

12/05/2019 09:43:00

Dove sei stato mio bell'alpino? ...Ma a Milano, ovviamente, per festeggiare il centenario dell’Associazione! 

14/12/2020 16:10:00

A don Andrea, il ricordo di un amico Ci mancherà. Con il suo caratteristico copricapo “alla russa”, il suo sguardo curioso ed intelligente, il suo grande sorriso. Lo ricorda Antonio Abastanotti



Altre da Maestro John
09/05/2021

Metti in circolo il tuo amore

Claudio Villa cantava: “Son tutte belle le mamme del mondo”. A quelle bresciane vorrei dedicare uno scritto divertente. Ma prima vorrei parlare di alcune persone che rendono migliore il passaggio su questa piccola Terra

02/05/2021

Un addio, Bustù & CBO e nozze d'oro

Vorrei ricordare Battista Grumi, che ieri ci ha lasciato. Poi raccontare il lavoro al Lanificio e al Cotonificio con i bei ricordi dell’amica Ceci Cattaneo ed infine far “festa” alla mia amica Mary Festa per le nozze d’oro con il suo Dino

29/04/2021

La zia Cìa e i ricordi del nipote Paolo

Un mese fa ha concluso la sua esistenza terrena la signora Lucia Massolini vedova Bosio. Grazie ai ricordi del nipote Paolo Catterina, che la chiama “zia Cìa”, posso tratteggiare un piccolo omaggio ad una bella persona ed alla sua grande famiglia.

25/04/2021

Voci di donne che resistono

Da bambino ho sempre ascoltato storie di guerra, di prigionia e di resistenza. Mi addormentavo con mio papà che mi raccontava la sua guerra, di quando era stato in Africa, in Albania e in un campo di prigionia in Polonia (mio zio Fausto era stato in un campo in Austria)

18/04/2021

Orazio, memoria storica del Comune

Dal 1° gennaio ha raggiunto la meritata pensione Orazio Valdagni, che per 39 anni ha lavorato presso il Comune di Gavardo

04/04/2021

Addii, ricordi e la Signora Maria

Vorrei prima salutare alcune persone che ci hanno lasciato, poi ricordare le tradizioni di Pasqua e Pasquetta ed infine mostrarvi il video di auguri della Signora Maria
VIDEO

28/03/2021

Antonio, il Tesio, i nipoti ed un amico

Il caro Antonio Poli lo incontravo d’estate, quando in paese ci si scioglieva per il caldo e allora salivo a leggere i libri, e “il vento odo stormir tra queste piante”.

25/03/2021

Ciao, caro cognato Giovanni!

Che giorni tristi! Ci hanno lasciato don Giovanni Arrigotti, Valter Avanzini (papà del mio amico Gigi) e ieri sera è partito per il Paradiso mio cognato Giovanni Avanzi

21/03/2021

Grazie, don Giovanni!

Oggi pomeriggio mi ha telefonato mio cognato Gabriele Avanzi, dicendomi che è partito per il Paradiso don Giovanni Arrigotti. Aveva 85 anni, essendo nato a Castenedolo il 19 aprile 1936.

21/03/2021

La luce nello stanzino

I miei abitavano a Salò, in vicolo Orti, dove sono nato anch’io..