15 Maggio 2021, 07.00
Vestone Pertica Alta Valsabbia
La storia

La mulattiera di «Gruffo»: la strada del mercato, antichissimo percorso tra vicinie

di Giuseppe Biati

Oggi resiste ancora, vecchio tratturo da restauro, colma di innumeri ricordi e di antiche memorie che una sua sistemazione aiuterebbe a conservare


Nei secoli scorsi, nella montagna valsabbina, le strade sottostavano, tutte o quasi, alla denominazione di “mulattiere”, sia quelle intercomunali, che comunali, consorziali e vicinali.
Non era difficile capire il perché, rivelato in toto dal nome stesso. Se non erano muli a percorrerle, con i loro conducenti, erano asini (rari i cavalli), capre e pecore, viandanti, commercianti, artigiani, contadini e boscaioli.
Tutti mossi da pratici interessi o dalla stessa permanenza in vita.

In quel di Prato,
comunello della più ampia Universitas Communis Pertichae Vallis Sabij, le mulattiere erano tutte comunali: intersecavano il territorio come utili e fitte ragnatele: quelle che andavano al mulino sul Tovere, quelle che portavano al forno fusorio, quelle della pineta alta di Passello e anche quelle di Sotto Aveno. Due erano, però, quelle fondamentali che congiungevano la Pertica con Nozza prima e con Vestone poi: di “Gruffo”, più in alto, e delle “Tenze”, che, più bassa, saliva i gradoni montani dalla cosiddetta “Val”.

Questa seconda strada (che ad un certo punto, appena prima della chiesetta di S. Bernardo, si congiungeva con quella di “Gruffo”), venne dal 1853 chiamata “strada delle campane”, per il fatto di aver permesso il trasporto di tre campane, dal suono argentino e squillante, a Prato, su un carro trainato da buoi, previo l’innalzamento e il consolidamento della torre campanaria ad opera dell’ingegnere vestonese Riccobelli.

La strada comunale di “Gruffo”
era la naturale prosecuzione di quella, anch’essa comunale, che proveniva da Livemmo.
“Gruffo” era la via privilegiata per i viandanti che si recavano, ogni primo lunedì del mese, al “mercato della Nozza”.

Fin dalle più antiche civiltà il luogo dello scambio (oggi chiamato mercato) rivestiva particolare importanza, non solo di carattere strettamente economico, ma soprattutto di rilevanza sociale e culturale.

Era tramite di realtà diverse che ivi convergevano per integrarsi e/o scambiarsi gli elementi complementari le une alle altre.
Notizie, dicerie, novità eventi erano raccolti, rimodulati, sintetizzati o ampliati, sempre raccontati e fatti correre di bocca in bocca, filtrare di orecchio in orecchio, per assumere contorni a volte immaginari, a volte crudi, mai aderenti al reale. Reale ne era la vita, con le più imprevedibili fogge, con le più straordinarie connotazioni di usi e costumi, con il sapido gusto di essere ognuno protagonista dell’atteso evento e spettatore della variopinta scena.

Dall’impervia montagna perticarola, dalle vallecole laterali, dai borghi più o meno sperduti, tutti, protagonisti e spettatori ad un tempo, “attraverso Gruffo”, presenziavano al rituale scambio. E la “cultura” del montanaro maturava nuove acquisizioni, stupende a dirsi, mirabolanti a vedersi, di fronte alla scaltrita e convincente dialettica del venditore di cose “utili” perché moderne e “moderne” perché utili.
I Perticaroli si recavano fondamentalmente a due mercati valligiani: Tavernole sul Mella e Nozza, in quel di Vestone.

Ma nessun mercato, come quello di Nozza, aveva l’attrattiva calamitica di esclusività e di caratteristica emblematica.
Magistrale, nei coloristici toni, l’esperto pennello di Ottorino Garosio – pittore vestonese – e realistico, nella rappresentazione scenica, il pulito obiettivo di Fausto Schena – fotografo bresciano – nel rendere viva immagine la storia dello scambio valsabbino.
Immagine resa parola, storica e documentata, dalla meticolosa penna di Ugo Vaglia ne I Mercati della Valle Sabbia, estratto dall’“Archivio Storico Lombardo”.

Per i Perticaroli rappresentava un emporio di vendita e di acquisto di bestiame e di animali domestici. Scriveva, infatti, Vaglia: “...Caratteristica del Mercato di Nozza fu il commercio e lo scambio di bestiame fra i monti e la pianura oltre il commercio del ferro e delle pannine (filati) prodotte nel Savallese”.

Rispondeva, il Mercato di Nozza, ai requisiti fondamentali che un luogo di scambio potesse richiedere: la posizione geografica vantaggiosa rispetto alle comunicazioni e ai traffici, l’esclusione dei giorni festivi (riservati solo alle fiere) per non disturbare le sacre funzioni religiose, il volàno dell’economia locale, sia agricola che siderurgica, fissando prezzi e modalità anche per zone di più allargata influenza.

Ed era così che il primo lunedì di ogni mese, come da antico rituale, in Contrada dell’Osteria (volutamente evocativo il nome) le genti delle Pertiche, del Savallese e di Casto, di Bagolino e delle Giudicarie, di Lavenone e Presegno, di Idro e di Treviso con Capovalle, di Odolo e Preseglie, di Agnosine e Bione, come di Barghe, Sabbio Chiese e Provaglio, confluivano attratti dal plurisecolare e obbligatorio appuntamento.

Questo voleva dire “salire e scendere la mulattiera di Gruffo”!

Con una attenzione la sera e la notte, dove l’attardarsi nelle osterie sia di Livemmo per la discesa a Nozza, sia di Nozza per la salita alla Pertica, poteva costare agli inavveduti viandanti la borsa, pena la vita.

Come, in effetti, successe al conte di Lavone, nel gennaio del 1790, diretto a Vestone per andare a trovare la figlia sposata ad un certo Pialorsi Giuseppe. Il nobile venne ucciso in località Pietrile di S. Bernardo da un “bulo” che l’aveva visto, nell’“antica Hostaria Redolfi” di Livemmo, estrarre dal giaccone di viaggio un pingue borsello, ricolmo di colorate banconote e di sonanti monete.

O come capitò ad un altro
“Redolfi, vecchio pure di Livemmo; era stato a Salò a riscuotere un suo credito, ed avea ricevuto 18 quadruple o prezzi di 80 franchi che faceano dugento lire venete sotto il Governo Veneto. Questo vecchio era un po’ vano. Giunto in Nozza entrò in una osteria ed ordinò all’ostiere un boccale di vino. Per mostrare che potea pagarlo mostro le 18 monete da 80 franchi l’una delle allora quadruple e disse: “Vedete, ò da pagarvi”. L’oste che era prudente dissegli: “Glielo avrei dato anche in credenza. À fatto male mostrarmi tante monete”.

Bevve il boccale di vino, mangiò un pane con qualche companatico, poi pagò il conto con 20 soldi che avea in moneta, ed assai lieto s’incamminò verso Livemmo salendo ‘Gruffo’. Quando fu al ‘Pietrile’ che è quasi alla cima, gli si presentò uno con un pugnale. Dammi le 18 quadruple, o più se ne ài, altrimenti sei morto. Il vecchio volea scusarsene; pianse, pregò, s’inginocchiò. Ma tutto fu vano: fatto lo sborso lo lasciò andate a Livemmo avendolo prima minacciato di morte se manifestava la cosa in Giudizio. Il vecchio Redolfi lacrimò incessante mentre dal “Pietrile’ a Livemmo dolendosi essere stato privato di tanta somma per la sua imprudenza di dimostrarla sur un’Osteria ove cogli Onesti uomini sono soliti andare anche molti birbanti; e sono cari all’oste perché pagano bene, mangiano e pagano più degli Onesti uomini”.


Così la intercomunale di “Gruffo” assistette impassibile ad ogni evenienza umana.

Ma fu anche il tragitto preferito del maestro Pietro Zani di Sabbio Chiese, nativo di Prato, che, espletate le sue incombenze lavorative al Collegio di Scuola Superiore, unico in Valle, da lui fondato, saliva e scendeva la via di “Gruffo”, Sabbio Chiese-Prato, in meno di due ore, compresi i tempi di raccolta di castagne e di funghi lungo il percorso.

Il primo ottobre 1933 veniva posata a Nozza la prima pietra della nuova carrozzabile, terminata dopo 20 anni, manufatto al passo coi tempi che avrebbe collegato i paesi della Pertica Alta con il fondo valle, sostituendo la vecchia strada comunale di “Gruffo”.

Oggi la “mulattiera di Gruffo” resiste ancora, vecchio tratturo da restauro, colma di innumeri ricordi e di antiche memorie che una sua sistemazione aiuterebbe a conservare.


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